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di Massimo Balletti
Ogni giorno a Vincere, è bello ricominciare. Ogni giorno riserva l‘emozione di un nuovo impegno, la sorpresa di un nuovo incontro.
Nella
foto Massimo Balletti con Don Franco Monterubbianesi
Non mancano problemi e normali difficoltà, ma noi anche per “coerenza” con la materia trattata, “andiamo a cercarci” anche quelle speciali. Perché speciale è questa nostra storia, che abbiamo voglia di vivere fino in fondo. Perché è la vostra storia.
Ci scrivono e ci benedicono i Vescovi di molte Diocesi, con parole ricche di spirito antico che danno valore e vigore al nostro dovere di modernità. Lettere commosse, forti e commoventi che ci liberano dai timori e dalle incertezze del fare, che riscoprono ed esaltano l’energia dei sentimenti.
Ci affidano le loro speranze, nobili donne di ogni condizione e cultura, stremate dalla fatica del vivere, ma non da quella d’ essere madri- coraggio, ogni ora, ogni giorno, unite alle loro creature dall’infinita passione dell ’amore più grande. Forze della Natura.
Ci trasmettono il loro fresco entusiasmo ragazzi delle scuole e volontari di vita migliore. Scrivono al direttore, alla redazione. Ma sanno di poter parlare con amici, i nuovi imprevisti e imprevedibili amici di Vincere, “quelli che fanno il giornale dell’Anima”.
Ci inviano messaggi e inviti collaborativi dalle Università e dagli Ospedali, dai settori più dinamici della pubblica amministrazione, e dalle giovani strutture del nuovo mondo del lavoro, dai Comuni, dalle Province, e dalle Regioni.
Con Vincere in edicola, perfino la burocrazia scopre cuore e talento.
Con i loro tempi, e i loro modi, si fanno sentire anche politici di ogni colore “compiaciuti” del nostro lavoro e pronti a metterci a disposizione tutto il loro impegno. Ma visto come abitualmente vanno le cose, ne basterebbe la metà.
Gruppo
di “Fede e Luce”, Santa Melania, Roma.
Stiamo facendo un lungo viaggio, avvincente e avventuroso alla ricerca di persone, fatti, e nuove idee che vengono dal bello dell’uomo. E le tappe del nostro viaggio sono sempre sorprendenti e ci danno nuove consapevolezze e grande serenità. Anche se questo è il tempo delle nuove paure che rischiano di spegnere la luce dell’intelligenza, e di mettere in archivio le migliori intenzioni.
Come sempre è accaduto nella storia, non soltanto le catastrofi naturali e le guerre, ma anche gli errori e gli orrori ideologici, colpiscono i più deboli e gli indifesi, merce di scambio per scelte sconsiderate, vittime innocenti di vecchi rancori e nuovi furori.
E la stoltezza dei fondamentalismi di ogni cultura si risolve nell’ accumulo di tali quantità d’odio, che impedisce ogni altro sentire.
È successo nei nostri anni di piombo, quando uccidere un uomo, scelto a caso, purché fosse innocente, sembrava non solo il mezzo ma anche il fine di una degenerazione umana mascherata da strategia politica, una follia.
Accade oggi, in una dimensione globale, planetaria.
Dopo l’undici settembre di New York, l’Europa sembrò “rimandare” il suo più concreto sgomento a data da destinarsi. La data ora c’è:
La tragedia spagnola ci atterrisce, quella americana ci aveva sbigottiti. Nel lungo intervallo fra le due stragi, due guerre, e un continuo sordido cammino dell’odio. Ed oggi, scenari inquietanti. Inquietanti i dubbi, come le certezze politiche, perché l’interpretazione della conflittualità del mondo è più drammatica, e quindi impervie sono le strade di qualunque strategia in sua difesa.Madrid, undici marzo 2004.
Al di là dei perniciosi massimalismi che infestano il globo, si avverte però nella gente semplice una sorta di tacita supplica ai governanti di ogni Paese perché decidano con nuovo intelletto e rinnovata voglia di sapere.
Mai come oggi la cultura e il genio creativo (esiste questo, anche in politica) sono richiesti a garanzia dell’uomo.
Di quel bello dell’uomo che Vincere scopre nelle attese, nei desideri e nelle convinzioni, nella vita solidale di migliaia di persone, non miraggi nei deserti metropolitani, ma realtà vive, piene di vitalità genuina, di voglia di esserci, per se stessi e per gli altri, non per immolarsi sugli altari dell’altruismo, ma per goderne degli immensi benefici.
È la nuova “meglio gioventù”, non soltanto in senso anagrafico - l’età non conta - che all’astrattezza della comunicazione preferisce le concretezze della condivisione, uomini donne e ragazzi forti e serenemanete impegnati in un ‘ esistenza pregna di valori reali. E noi, facendo il nostro lavoro che ci fa sentire attori e interpreti di un mondo più degno, vogliamo rappresentarla questa gioventù dell’anima, e vogliamo invitare tutti a ritrovarla.
È bello scoprire che quello che dici, quello che fai, quello che scrivi va incontro ai bisogni reali di tanti essere umani mai compiutamente rappresentati, perennemente ai margini della vita associata, i più deboli fra i deboli. Quelli che non scrivono la storia.
Quelli che talvolta sembrano non comprendere le scene di quotidiana follia trasmesse dalla cronaca, che ne avvertono però il significato più doloroso, anche se appaiono distratti spettatori del nulla. Osservateli i vostri ragazzi quando la televisione o la radio trasmettono voci e immagini d’ orrore e sangue; fissano il video con innocenza e incredulità, ma sono fortemente consapevoli.
Ragazzi mentalmente feriti, fisicamente immobilizzati, ciechi o sperduti nella profonda valle della sordità.
Forse qualcuno non capisce, ma tutti sanno che quel brutto mondo riprodotto in un piccolo video può ferire e annientare soprattutto loro, i più deboli fra i deboli.
E qualche volta cambiano canale in cerca di cartoni o canzonette, o si allontanano per fare un po’ di lego, magari due torri o un treno.