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La Carta dei Diritti, una conquista per chi tanto aveva lottato, una bandiera di civiltà. Ma oggi si afferma in tutti noi l´interrogazione fondamentale sull´Uomo, sulla sua non patteggiabile individualità, sulla sua condizione di persona, sulla sua dignità spirituale.

Noi, da questa collina di Vincere, ci facciamo carico d´una riflessione appassionata e razionale che estendiamo alla condivisione di tutti i Lettori. Possiamo perfino coltivare il pensiero di farne la base di una nuova Carta, ma preferiamo farne il terreno di cultura e di coltura di un profondo risveglio del sentire. A partire dalla definizione di Diritti, di Sentimenti Comuni e di Felicità.
Per esempio, la prima volta che ci siamo cimentati a proiettare i punti fermi della Carta dei Diritti sui principi che animano il nostro giornale, abbiamo avvertito forte il desiderio di:
E tanti altri... Diritti. Vedi? Sono Diritti? sono scrivibili come Legge? Sono prove testimoniali di "solidarietà" o di un sentimento più grande che ha tanti nomi quante sono le persone?
Cercheremo di dare risposte e proposte. Mese dopo mese. Su Vincere e in tutti i luoghi dove c´è da vincere.
Tutti o quasi sono pronti a riconoscere che la "legge sui manicomi" - come fu definita - era ed è una legge importante. Le mancava una seria rete di protezione finanziaria? Diciamo che, prima di tutto, le è mancato un "popolo" solidale e coltivato nel rispetto degli altri. Dice la legge 180:
"...la proposta di trattamento sanitario obbligatorio può prevedere che le cure vengano prestate in condizioni di degenza ospedaliera solo se esistano alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, se gli stessi non vengano accettati dall´infermo e se non vi siano le condizioni e le circostanze che consentano di adottare tempestive ed idonee misure sanitarie extra ospedaliere".
E più avanti:
"Il giudice tutelare, entro le successive 48 ore, assunte le informazioni e disposti gli eventuali accertamenti, provvede con decreto motivato a convalidare o non convalidare il provvedimento e ne dà comunicazione al sindaco. In caso di mancata convalida il sindaco dispone la cessazione del trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera".
E ancora:
"Il sindaco, entro 48 ore dal ricevimento della comunicazione del sanitario, ne dà notizia al giudice tutelare".
E continua:
"Gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione relativi alle malattie mentali sono attuati di norma dai servizi e presìdi psichiatrici extra ospedalieri".
Poi:
"È in ogni caso vietato costruire nuovi ospedali psichiatrici, utilizzare quelli attualmente esistenti come divisioni specialistiche psichiatriche di ospedali generali, istituire negli ospedali generali divisioni o sezioni psichiatriche e utilizzare come tali divisioni o sezioni neurologiche o neuropsichiatriche".
E per gli infermi già ricoverati negli ospedali psichiatrici?
"Il primario responsabile della divisione, entro novanta giorni dall´entrata in vigore della presente legge, con singole relazioni motivate, comunica al sindaco dei rispettivi comuni di residenza i nominativi dei degenti per i quali ritiene necessario il proseguimento del trattamento sanitario obbligatorio presso la stessa struttura di ricovero, indicando la durata presumibile del trattamento stesso. Il primario responsabile della divisione è altresì tenuto agli adempimenti di cui al quinto comma dell´articolo 3."
Solo alcuni estratti, particolarmente significativi della eccellente cultura del Diritto e della Cura che animarono i coraggiosi estensori della Basaglia. Ma non meno significativi di alcuni presupposti fondamentali mancanti: l´organizzazione di infrastrutture burocratiche virtuose, la preparazione "umana" e solidale dei soggetti responsabili, la cultura dello Stato dei Cittadini, e una adeguata comunicazione dell´evento morale al quale si invitavano gli Italiani a partecipare.
La Legge Basaglia è l´affermazione di un Diritto e vorremmo aggiungere che è anche una piattaforma di ciò che noi abbiamo cominciato a indicare come frontiera dell´assistenza: l´assistenza affettuosa. Un diritto cioè che non è soltanto legato alla scrittura notarile di una Legge, ma dovrà diventare sentimento degli Italiani. Intanto, oggi, la commissione parlamentare fa i conti con decine di proposte di revisione, miglioramento, adeguamento della legislazione in materia di assistenza psichiatrica. Alcune, come si dice, giacciono da oltre vent´anni. Altre, più fresche, si propongono con discreta vitalità. Per sommi capi, vediamone tre.
“QUANTO COSTA QUEL FARMACO INDISPENSABILE?
Nel parlare dei diritti dei disabili gravi (invalidità del 100%) tra le tante barriere c´è ne è stata segnalata una che ci sorprende: quella dell´accesso ai farmaci, di cui è difficile pensare che gli ammalati possano fare a meno, specialmente quando prescritti dai migliori centri di cura nazionali e confermati dagli specialisti delle ASL e dai professori delle università che quotidianamente gestiscono la vita dei traumatizzati gravi. Un caso esemplare di queste contraddizioni è quello di una giovane donna di Campobasso colpita da emorragia cerebrale nel 2002, ricoverata per 5 mesi presso la Fondazione Santa Lucia di Roma e dimessa con una cura complessa che prevede tra gli altri farmaci di assunzione giornaliera continua ad alte dosi come il Piracetam (Nootropil) e la Nimodipina (Nimotop), il Sirdalud, il Mantadan ed altri. Tutti questi farmaci citati (circa duecento euro al mese, cinque milioni delle vecchie lire all´anno circa visto che si tratta di cure croniche), sono inserite dal Ministero della Salute in fascia C e quindi a totale carico del malato. Trattandosi di farmaci che agiscono sugli instabili equilibri delle residuali capacità dei grandi invalidi, che dovrebbero fare i pazienti ed i loro familiari: forse considerare questi farmaci inutili o inefficaci? Se fosse così ci domandiamo perchè restano in farmacia ed in particolare perchè vengono usati e prescritti dai più autorevoli centri di cura di neurologia, di riabilitazione dal post coma, dai neurochirurghi ecc.. Le domande sono imbarazzanti, ma mai quanto la situazione di famiglie alle prese con malati gravi, terapie lunghe e costose (ci domandiamo quante famiglie possano sborsare 5 milioni all´anno solo per i farmaci), quando poi questi grandi invalidi si dice che sono protetti al 100%. D´altronde nel caso in esame avendo consultato il responsabile della Neurologia della ASL di Campobasso, dr Salato, questi ha confermato che non esistono altre possibilità di cura della patologia spastica e della sindrome psicorganica in esito all´emorragia cerebrale. In più nel tentativo di ridurre la componente spastica centrale, ha consigliato il Lioresal che in farmacia abbiamo scoperto che sta in fascia C, anch´esso a carico del malato. Infine i familiari, nel tentativo di ridurre la spesa farmaceutica ed anche per sentire un parere autorevole sulla validità della stessa, hanno consultato il Prof. Umile Granieri docente di Neurochirurgia all´Università di Napoli e primario neurochirurgo all´Ospedale di Salerno, che ha confermato la validità delle terapie prescritte dalla Dr.ssa Rita Formisano primario del Santa Lucia alle dimissioni della paziente, precisando che le dosi efficaci del Piracetam erano quelle indicate, tre fialodi due volte al dì. Quindi non avendo nessuna intenzione di abbandonare la congiunta ammalata (riconosciuta nel frattempo invalida al 100% e titolare di una presunta esenzione totale dai ticket) la famiglia si accolla questi cinque milioni di vecchie lire all´anno di medicine. Va bene una maggiore efficienza ed una serrata lotta agli sprechi, ma va ricordato che i disabili ed in particolare gli invalidi al 100% sono tragicamente ammalati sul serio e che noi paghiamo le tasse anche per proteggerli.
Vincenzo Valenzi „
Primo, il progetto di legge numero 2998, presentato
dalla giovane parlamentare On. Chiara Moroni.
Di tale progetto, dettagliato con precisione di ruoli, di responsabilità e
di modalità operative, ci piace riportare il presupposto, il senso
che può costituire una autentica svolta in materia di assistenza
psichiatrica:
"La legge vigente (.....) non è altrettanto precisa nel definire gli strumenti per affrontare quelle situazioni che potrebbero essere definite cronicamente gravi. Ci si riferisce a malati psichiatrici che per ragioni diverse non sono minimamente in grado di autogestirsi nel quotidiano, che rifiutano alternative valide ad un vivere nell´abbandono, a volte nel degrado, o da soli o in famiglie che soffrono e che loro stessi fanno soffrire. Ci si scontra a volta con situazioni drammatiche, per le auli la sola assistenza territoriale, anche intervallata da ricoveri, è assolutamente inefficace, e di fronte alle quali i tecnici non hanno strumenti di interventi adeguati. Ciò nella pratica ha determinato quei fenomeni di abbandono che non erano nelle finalità della legge di riforma del 1978 e che da questo punto di vista pongono la stessa legge e il manicomialismo sullo stesso livello, a causa della mancanza di cure adeguate per il mercato. (.....) In particolare deve essere superata la dicotomia tra percorsi assistenziali territoriali ed istituzionali intesi come ricovero in senso lato, frutto di presupposti ideologici obsoleti, con un riequilibrio della assistenza psichiatrica nel nostro Paese, centrato sui bisogni del malato e che abbia come riferimento l´integrazione delle conoscenze delle grandi aree psicologica, farmaco-biologica e sociale".
Del progetto di legge numero 844, a firma dell´Onorevole Pier Paolo Cento, ci piace ricordare il passaggio - peraltro in piena sintonia con il progetto Moroni - in cui si affronta con grande lucidità la questione centrale dell´assistenza psichiatrica:

"La malattia mentale, il disturbo psichico, la patologia comportamentale sono disfunzioni che riguardano la sfera soggettiva, intrapsichica e relazionale degli individui. Analogamente, l´approccio a questo tipo di sofferenza, la sua valutazione e la stessa risposta terapeutica, sono funzioni strettamente connesse con la personalità e la soggettività di coloro cui competono compiti terapeutici ed assistenziali in quest´ambito. Un´assistenza psichiatrica, adeguata alle necessità di coloro che vi si rivolgono con richieste e aspettative d´aiuto, pone pertanto un duplice ordine di problemi: quelli organizzativi e strumentali, e quelli riguardanti la qualità umana e professionale degli operatori sociosanitari. (.....) Una formazione professionale che prenda in considerazione l´aspetto essenziale di qualsiasi intervento psichiatrico, cioè la relazione umana tra operatore e malato, deve mettere in grado l´operatore stesso di divenire consapevole dei fattori emotivi ed affettivi che entrano in gioco in tale relazione. Questa consapevolezza non è trasmissibile per insegnamento ma è gradualmente raggiungibile attraverso esperienze che mettano in grado l´operatore di vivere in prima persona la realtà emotiva ed affettiva di una relazione terapeutica. (.....) Questo tipo di formazione non può essere imposta né generalizzata, perché si basa sulla partecipazione e collaborazione attive, motivate e volontarie dei partecipanti".
Del progetto di legge numero 174, a firma dell´Onorevole Maria Burani Procaccini, vogliamo porre in evidenza il seguente passaggio:
"I malati di mente devono essere inseriti nelle liste di collocamento obbligatorio per portatori di handicap. Le strutture curative hanno l´obbligo di supportare l´attività lavorativa del malato in modo che sia di utilità all´azienda in cui è inserito. Quando venga meno la capacità del malato ad un lavoro in una struttura normale, gli deve essere proposto un lavoro in una delle strutture protette costituite allo scopo. Il malato di mente deve ricevere dalla sua attività un emolumento corrispondente al valore economico del lavoro effettivamente svolto. Da tale emolumento possono essere detratte le spese per gli operatori adibiti alla cura del malato e per le strutture protette costituite ai sensi del comma 2. (.....) Il malato di mente ha diritto al rispetto della propria personalità. La sua situazione di abbandono non costituisce motivo di un inserimento coatto in una struttura protetta...(.....) Le strutture di terapia residenziale devono prevedere, pur nel rispetto delle regole di vita comunitaria, almeno quattro ore giornaliere di libera uscita, nonché permessi prolungati per viaggi o per visite presso famigliari o amici...".
Non sappiamo se e quando la legge Basaglia diventerà "legge x" o "legge y". Ma già queste pillole di consapevolezza sembrano avvicinare una legge scritta negli Atti Parlamentari del 1978 ad una legge del comun-sentire di un popolo che, pure a scossoni, mostra un irreversibile ravvicinamento alla sua anima.
Così, noi di Vincere, mese dopo mese, affronteremo e daremo conto del procedere verso una totale rivitalizzazione della Carta dei Diritti, non mancando di combattere tutte le battaglie di vita, insieme o contro gli stessi legislatori.
“ DIRITTO AL SAPERE E FUGA DI CERVELLI
Diritti violati, diritti dimenticati. Quanti? Troppi. Lottiamo per la libertà, per la giustizia, per la dignità ed il benessere. C´è una ricchezza, tuttavia, che viene poco considerata: il sapere. Il patrimonio del sapere culturale e scientifico è l´unica vera risorsa che le generazioni possono proiettare verso il futuro e trasferire nel tempo. Ecco perché ci preoccupa l´ultimo decreto sugli IRCCS, Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico. Negli IRCCS dovrebbe svilupparsi e crescere il massimo della ricerca scientifica nazionale per quanto riguarda la medicina e la salute. Qui il diritto al sapere diventa diritto alla salute. Ecco: un diritto si estende ad altri diritti fondamentali e li tutela. Da noi uno dei più gravi problemi è la cosiddetta "fuga dei cervelli". In realtà non è mai stata fatta in Italia una vera politica di sostegno alla ricerca e poco è stato programmato per aiutare il mondo medico - e non solo - a selezionare i migliori talenti e ad istituire dei Centri di Eccellenza che ne utilizzino le capacità. Agli estensori del Decreto vogliamo segnalare alcune inquietanti considerazioni. Non pensiamo che l´eccessivo spazio della politica nella gestione, l´insufficienza di risorse economiche, il decentramento precipitoso ed immediato, siano elementi di grave pericolo. In particolare ci preoccupa la "disattenzione" verso il Sud. Con questo Decreto sugli IRCCS, gli Istituti del Sud saranno inevitabilmente penalizzati a causa delle difficoltà finanziarie delle regioni meridionali. I Centri di Eccellenza non potranno permettersi di competere e di collaborare con le realtà mediche e scientifiche internazionali. Così il Mezzogiorno vedrà una ulteriore fuga dei migliori cervelli verso l´estero e perderà l´occasione per essere il centro propulsore e coordinatore della ricerca scientifica per tutto il Bacino del Mediterraneo, per i paesi in via di sviluppo e per la crescita della qualità della vita nei paesi poveri. Quanti talenti, quanti posti di lavoro e quanto sapere perderemo? Riflettiamo. „