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In Copertina

Senza parole davanti a un sorriso

Articolo di Girolamo Melis
Fotografie di Paolo Parente

Federica Fontana circondata dai ragazzi estasiati del gruppo teatrale “Senza Parole”. In una indimenticabile performance, delle… parole c’è stato davvero poco bisogno, anche perché è stata la Fontana ad abbeverarsi al fantastico linguaggio dei sordomuti.

Federica Fontana. La chiameremo Fontana. Lei crede di essere nata a Monza, in una casa con un grande giardino. In realtà, Fontana non può che essere nata nella casetta con piccolo giardino prospiciente il torrente Sorgue, alla Fontaine de Vaucluse; “Fontana di Valchiusa” per Francesco Petrarca che lì visse e sussurrò al mondo di acque chiare fresche e dolci. Perché, mettiamola come si vuole, la fanciulla petrarchesca iscritta all’anagrafe di Monza non può non essere la stessa che ha appoggiato il “suo bel fianco” al gentil ramo e ha inondato d’un sorriso stilnovistico la Poesia in Lingua Italiana più amata dai Francesi.

Poi, incomprensibilmente, eserciti di suoi ammiratori, pur vedendo quella madonna fiorentina, vedono altre strane cose: una fazione vede in lei una “esperta di calcio”, un’altra fazione (assai nutrita) vede in lei – ci si perdoni l’espressione – una “gran gnocca”; una terza fazione stravede per l’insieme. E mentre noi, nell’umido studio tv-fotografico della Milano di luglio, le stavamo difronte a comporre madrigali, un’orda di singolari teatranti emersero dall’ombra, quasi calamitati dalla radura illuminata. Dobbiamo parlarne per forza: eravamo qui per questo incontro. Dobbiamo dire degli effetti che la Fontana può scatenare su una banda di teatranti sordomuti, per la verità pochissimo sordi e pochissimo muti, guidati da un Elfo.

Qui, in questo campo neutro, come lei si sente a casa, loro dovrebbero sentirsi sul Palcoscenico. Ma le cose non vanno così: ragazzi e ragazze, Sergio, Labidi e Marco, Barbara, Maria Livia e Emanuela, sulle prime, all’apparire del Sorriso, restano come sconcertati, e non gli viene in soccorso l’arte mimica: restano lì fissi e inchiodati così, come bambini davanti all’albero di Natale. Poi si guardano, senza smettere di guardarla.

Lei fa Ciao e spara il Sorriso, tutto in Audio-Video-Sento: e la banda guidata dall’Elfo le si precipita addosso. Lei ride. Loro che – passata la paralisi - avranno tutti i problemi del mondo ma non quello di muovere le mani, la circondano, la sfiorano-toccano-carezzano- spintonano-reggono-tengono- abbracciano-abbrancano. E alzano gli occhi al cielo. Nelcaldafoso del seminterrato milanese, vorrebbero tanto abbeverarsi alla Fontana, ma già l’essere lì accanto li rinfresca.

 Barbara, Maria Livia e Emanuella, con la coreografia dell’irrefrenabile Sergio, in una scena con panchina in stile Moulin Rouge.

La Fontana fa effetti di questo genere. Insomma, di generi diversi. Barbara, Maria Livia e Emanuela la misurano, così, per farsi un’idea di come può essere fatta la “perfezione”. I ragazzi la “perfezione” la chiamano con altre parole: “Ma sono sordomuti, come fanno a dire quelle parole?” Le dicono, oh se le dicono, non avete idea come le dicono.

Ciò che succede è presto detto. La Fontana, che tutt’Italia associa ormai al Pallone, e che magari sta considerando la possibilità di trasformare quella gang in squadra di calcio, si ritrova ad essere lei “il Pallone”. E sotto la guida dell’Elfo, Sergio per gli amici, si ritrova in una partitella: “passa!”… “a me, a me!” e, da un esercizio atletico all’altro, fa vedere che, anche come Pallone non è per niente fuori ruolo.

Doveva essere il réportage dell’ incontro tra il Sorriso e la potenza espressiva, tra la Fontana e la magìa del Teatro. Diventa un happening fuori genere, una rissa amorosa, un badmington, un tennis, una pallamano, un derby. Una chiacchiera inarrestabile. E se la Fontana zampilla, quei diavoli tracimano e inondano. E alla fine, estenuati, sudati, sfiniti, eccoli tutti in piedi nel commovente applauso dei sordomuti, le mani alzate, le dita frementi nell’aria, una voglia inesauribile di sorriso.

FEDERICA FONTANA

Federica Fontana è quella che si vede. Difficile, con lei, fare i soliti giochini: “Oh, ma sei più bella dal vero!…Oh ma sei più bella in TV!…” I più e i meno c’entrano poco con la perfezione. Dopo la nostra chiacchierata ci viene da dire qualcosa tipo:”Sei bella come quando sei nata…sei bella come quando eri bambina”. Con la Fontana è facilissimo immaginarsi la sua infanzia.

E, se anche non ce lo avesse confermato lei nel dettaglio, non avremmo faticato ad immaginare anni felici. Ce li ha scritti in faccia. Così come porta i segni di grandi affetti, di tenerezze famigliari e di una…nonna.

 E alla fine è stato inevitabile, perché con la Fontana non si può davvero restare in silenzio: baci, parole dolci e applausi hanno occupato la scena col linguaggio universale delle mani. E ve li offriamo.

La Nonna che incontriamo spesso nelle vite riuscite delle giovani donne del nostro tempo. E della nonna, la Fontana porta stretto intorno e dentro sé le carezze, le forti strette delle mani, le dolci parole, i silenzi benedetti. Poi – come dubitarne? – nell’infanzia monzese della Fontana c’è il gioco del calcio, ma non quello in TV: il calcio giocato da lei ragazzina coi ragazzini nel vasto giardino della sua casa, botte e tackles inclusi. E tutta questa fervida semplicità affiora in pochi istanti, nell’incontro con i ragazzi della Compagnia Senza Parole; perché fin dal primo momento tutto diventa carezze e corpo e gioco. E con la guida dell’elfo Sergio, Fontana impara, ridendo e giocando, mezzo alfabeto della Lingua espressiva dei sordomuti.

I SENZA PAROLE

La Compagnia ha venticinque anni. Esordisce al Teatro Biondo di Palermo, nel 1983, in occasione del nono Congresso Mondiale La dei Sordi. E da allora è una storia di successi. Mettono in scena Becket e Shakespeare, parodiano Mistero Buffo con Silenzio buffo. E via in giro per il mondo, danza, mimo, teatro, feste e festival, piazze e salotti, in mezzo alla gente, ai forsennati applausi silenziosi dei sordi di tutto il mondo. Nella tradizione ricca e nobile della cultura del mimo milanese e del Piccolo Teatro, culminata col gruppo storico Quelli di Grock. Della Compagnia Senza Parole 2004, sono venuti all’ incontro con Federica Fontana e con Vincere, gli attori Barbara Calcinati, Maria Livia Cupari, Emanuela Ercoli, Marco Furgeri, Sergio Moncini e Labidi Rouf, accompagnati da Livia, mamma di Sergio. Accoglieteli in allegria e con un applauso.

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