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Articolo di Girolamo Melis
Così Marlowe, con un’indagine segreta e parallela, stana e svela Daniela Bas e Alessandro Preziosi. Roba tosta
Per quello che può interessarvi, il mio nome è Marlowe e basta. La mia è una professione d’inferno, peggiorata negli ultimi anni. Ormai, per un pugno di euro, e a volte nemmeno, non mi capitano più “casi”, investigazioni col botto. Solo filature che svenano, appostamenti, notti in macchina a fissare la luce di una camera, poi inseguimenti, bene che vada un cheeseburger al Mac.
Alessandro
Preziosi, napoletano di poco folclore e tanta sostanza. Laurea in Giurisprudenza
con 110 e lode, e Diploma all’Accademia dei Filodrammatici. Segni
particolari: è l’Attore più amato da tutte le Italiane.
Eppure contitua a lavorare serimente e a coltivare i valori autentici della
vita.
Stavolta mi trovo in un posto X del Friuli: di lei so il nome, Daniela Bas, ho una foto e, dimenticavo, un’informazione con cui posso andare poco lontano: la tipa è del segno dei Gemelli. E mi estenua: non fa che studiare lingue, Inglese, Francese, Spagnolo, Tedesco.
La pazienza ha un limite e, qualche volta, viene premiata. Il colpo di scena arriva a Trieste, naturalmente all’Università. La secchiona si laurea in Scienze Politiche, indirizzo Internazionale. Non so perché, ma qualcosa mi dice che il peggio deve ancora venire.
E il peggio, puntualmente, arriva. Chiamo la Centrale, faccio presente che… insomma. Niente. Sembra che come seguo io la Bas non ci sia nessuno. La paga è quella che è, ma posso almeno sperare nei cari vecchi rimborsi-spesa.
E qui, ragazzi, tra viaggi e soggiorni, manco Marco Polo. Non va a diventare un funzionario, ma che dico?, un piccione viaggiatore dell ’ONU?!
Dieci anni sono lunghi, dieci anni saltabeccando i cinque continenti sono un’esagerazione. Abbrutito, mi trovo a rimpiangere i bei pedinamenti a Los Angeles West, le notti di nebbia nell’Oltrepò Pavese a cercare di incastrare il Cazzaniga con la Katia.
Il sushi mi dà acidità, i tacos li userei come munizioni, per non parlare di manioca e formiche.
Daniela
Bas, friulana. Laureata in Scienze Politiche a Indirizzo Internazionale. Ragazza
clamorosa, fulmine di guerra. Funzionaria dell’ONU, scrittrice, animale
televisivo e radiofonico, viaggiatrice instancabile.
Quando arriva la notizia che si torna in Europa, in breve, fu la notte che mi scolai una bottiglia intera di Llegavulin 8 Years Old. Ma niente è ovvio nella vita: una sosta in Italia, tanto per gradire, e poi si scopre che Europa voleva dire Bruxelles, e così nel 1998 sbarco in quella gabbia di politici della Commissione Europea: la Bas non sbatte ciglio, si muove lì come a Kyoto, sparata in mezzo a Deputati e portaborse, lancia in resta per cambiare il mondo dei disabili. Ma mica una cosa da scrivania. Eccola a rappresentare l’Italia nel progetto “Turismo per tutti – Vita Indipendente”.
Il tempo di cambiare tre o quattro alberghi e résidences, fingere di abituarmi a carne di porco e patate, e via. La Bas schizza a Londra e incominciano gli appostamenti fuori dall’immobile del Channel 4: ora s’è messa a condurre trasmissioni TV, Travelog, roba del genere… viaggi, tanto per cambiare. Poi, la schizofrenia si esalta, diventa ubiquità: blitz in Friuli, weekend a Milano, corsi di…
Arriva la telefonata: “Marlowe”. “Sono io”. “C’è un cambio di obbiettivo”. “Kosovo?” La spiritosaggine mi viene spontanea, ma non è gradita. “Per ora lasci l’obbiettivo B.”
“Come per ora?” chiedo. No comment: “Vai a Napoli: l’obbiettivo è P.” Clic.
Napoli! Lui è un ragazzo, pare che sia molto carino. Capisco tutto quando lo vedo: si chiama Alessandro Preziosi. Con tutto il rispetto, preferivo la Bas. Ora si tratta di ricominciare daccapo.
La solita informazione demenziale: è del segno dell’Ariete. Ai bei tempi i dossier erano cose serie: aggeggio preferito la Magnum, cicatrice sotto lo zigomo, che so?, cascamorto, specialità: dadi truccati…

Alessandro Preziosi è dell’Ariete. Primi pedinamenti da scoraggiare il Tenente Kojak: casa e Università, Facoltà di Giurisprudenza. Non è possibile: meglio non farsi scoprire, perché il giovane sciupafemmine si laurea in Legge con 110 e lode. Mica un 80 e spiccioli…
Il tempo di girare l’angolo e mi trovo a Milano. Questi sono tempi duri, la gente non sta ferma nel quartiere, non frequenta il solito Jo’ Walcott Night Club, discoteche nemmeno parlarne. E cosa mi tocca vedere? Questo Preziosi si diploma perfino all’Accademia dei Filodrammatici a Milano.
Da questo preciso istante, con la cosa che le ragazze incominciano a strofinarglisi addosso come groupies, aggiungiamoci anche la sua laurea vagamente minacciosa, incomincia una sarabanda come quella che mi aveva già sfiancato con la Daniela Bas. La differenza è che si viaggia in Italia. Capisco l’andazzo e mi tocca rifare i freni e la frizione alla Punto. Lo inseguo in tutti, e sottolineo tutti, i teatri d’Italia, i centri di Produzione TV, gli studi di via Mazzini.
Nella sventura, convengo su certi piccoli vantaggi: star dietro al Preziosi, di riffe o di raffe, ti mette in contatto (sempre a una certa distanza) col meglio, in qualità e in quantità, del settore “da adolescenti in su” dell’UFI (Universo Femmine in Italia).

La cosa che più temevo si verifica: il tipo è baciato ma sarebbe meglio dire strattonato, alluvionato, denudato dal successo. E quando sembra che il peggio sia raggiunto col teleromanzo TV “Vivere”, che ha visto coinvolto anche me in assalti truculenti di teenagers e minorenni e nonne scatenate, la situazione precipita.
Sono i giorni nostri, i giorni fatali di “Elisa di Rivombrosa”.
Ora il Preziosi ha messo su casa a Roma, in un appartamento top secret della via… insomma dalle parti di Fontanella Borghese. Ma…non ne può uscire se non nottetempo, perché la cosa si è saputa, i soliti paparazzi, e c’è picchettaggio permanente.
E mi trovo proprio qui, in una notte tipo Stoccolma (perché ora a Roma può capitare anche questo) quando il telefonino:
“Qui Centrale”. “Che c’è?” “Corri a Fiumicino”. “Che c’è?!” ripeto all’esasperazione. “La Bas sta arrivando a Fiumicino col volo…” “La Bas chi? La pazza?!” “Senti Marlowe, primo: rispetto; secondo: è lavoro” . “Sì ma che c’entra Daniela Bas?” “C’entra, vedrai che c’entra, tu la agganci senza farti scoprire, e la segui… Il resto, ce lo racconti.”

La Bas. Mentre io la trascuravo, lei non lo faceva davvero. Radio e giornali, TV e convegni: metà la vedevano protagonista, l’altra metà si occupavano di lei. “Protagonismo”? A dire la verità, no, perché lei non aveva mai smesso di occuparsi degli altri. Insomma, una con i controfiocchi. E ora: sbuca come una scheggia nel salone degli Arrivi di Fiumicino, bagaglio a mano, taxi, Roma Centro.
Il taxi va sicuro, fuori fa freddo e i romani stanno rintanati. L’inseguimento va liscio. La fame mi spacca, mi ricordo che non mangio da ore, quasi giorni. Ci potevo pensare prima.
E quando vedo il taxi che imbocca la Piazza in Lucina, comincio a capire… Comincio a capire?! Ma che film è questo? Chi l’ha scritto? E io dov’ero? Quand’è che mi sono distratto? La vecchiaia? Ai tempi di Woody Allen e della sua tipetta asiatica non mi sarebbe successo.
Ora sono qui. Ho parcheggiato la Punto. Daniela arriva al portone di Alessandro. Che fa? Suona? Bussa? Figurati, il portone si apre da solo, è chiaro che lui l’aspettava dietro la persiana, lei entra. C…e io che faccio?! M’avessero avvertito, quei geni della Centrale. Non ho organizzato niente, non ho un assistente, un subalterno, un complice. Non sono armato…Ma sì, ho una piccola Cannon con… per fortuna sì, c’è un rullino nuovo.

E, benedetta, provvidenziale, l’impalcatura. A Roma si può sempre contare su un’impalcatura a portata di climbing. Ed eccomi installato, piazzato. Niente tende, ben tre finestre sul salone. Loro due, insieme. Ma che si dicono? Di che possono “parlare”, di Lauree, di viaggi, di…Diritto?!
Sì ma questi si abbracciano! Si abbracciano? Qui scatta la legge della privacy…
Metto via la Cannon, chiamo la Centrale. “Qui Marlowe”. “Devi dirmi una parola sola, capito?” “Che parola?” chiedo io. “Sì, o no”. Ci penso mezzo secondo: “Sì”. “Bene, ora puoi passare alla cassa.”
Scendo sull’acciottolato. Accendo una paglia. Penso ai casi della vita, la “mia”. Devo averci pensato un bel po’. E, non visto, con la coda dell’occhio percepisco un movimento. Il portone del Preziosi si apre, ed esce… Daniela Bas, trionfale, in carrozzella. Forse avevo dimenticato di dirlo: Daniela Bas vive in carrozzella. E schizza via.