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Articolo di Tommaso Daniele
Dalle botte degli anni 50 a Ponte Milvio fino alla massima rappresentanza di oggi al Consiglio d’Europa, i Ciechi ne hanno fatta, di strada. Ma, non contenti della… metafora, eccoli pedalare in bicicletta sulle strade di Sicilia. E, in testa, il mitico Presidente.
…MOLTIPLICATO DUE MOLTIPLICATO DUE MOLTIPLICATO DUE…

La Marcia
Un centinaio di ciechi partirono a piedi da Firenze per raggiungere Roma, dove intendevano protestare contro il Governo che non voleva riconoscere il loro diritto alla pensione. A favore dell’iniziativa si mobilitò massicciamente la stampa. Lungo la strada spuntarono i fiori profumati della solidarietà della gente, che accolse con simpatia i marciatori, li in coraggiò e li rifocillò.
La Carica
Partiti in 100, strada facendo divennero 1500, e a nulla valse che il Governo Scelba li facesse caricare dalla polizia a Ponte Milvio. Alla fine giustizia fu, e grazie ad una maggioranza trasversale in Parlamento, i ciechi videro riconosciuto il loro diritto alla pensione: circa 12.000 lire mensili del tempo.
La Rivoluzione
Da allora c’è stata una vera e propria rivoluzione nella vita dei ciechi. L’uno dopo l’altro, hanno conquistato il diritto d’accesso allo studio, al lavoro, all’informazione, alla cultura, alla mobilità, ai beni culturali, alla fruizione del tempo libero, alle nuove tecnologie. E possono andare a testa alta nella società, esibendo e facendo valere i loro diplomi, le loro lauree, le loro capacità professionali.
Scene
del Giro d’Italia? Noooo,
molto, molto più avventuroso
e divertente, e tutti in tandem
I Traguardi
Centralinisti telefonici, fisioterapisti, operatori di marketing, di relazioni pubbliche, di banche dati, professori, docenti universitari, avvocati, ricercatori, imprenditori economici. Eppure il cammino dei ciechi verso il traguardo della piena integrazione sociale è ancora lungo e faticoso. La pari dignità e le pari opportunità sono ancora un “sogno proibito”.
Le Barriere
Il sentire prevalente della gente nei confronti dei ciechi è ancora quello del compatimento. La montagma dei pregiudizi è ancora tutta da scalare. Al cane-guida è impedito di entrare nei locali pubblici, le adozioni per i ciechi sono più difficili, i programmi TV fruibili sono una goccia nel mare delle necessità, avvicinarsi all’arte è un diritto negato. Le nuove tecnologie, pensate generalmente per i cosiddetti abili, diventano spesso altre e più sofisticate barriere per i ciechi, i quali così non possono accedere all’informazione, alla cultura, e si vedono precluse molte professioni.

L’Angoscia
La storia dei ciechi, con i problemi, le lotte, le umiliazioni, le sofferenze, i dolori e le disperazioni, è la fotocopia della storia di tutti gli altri gruppi di persone disabili. Ognuno di esse ha conosciuto la sua “marcia del dolore”, l’umiliazione per il compatimento della gente, l’angoscia del pregiudizio sociale.
Il Sasso
L’Anno Europeo dedicato alle persone con disabilità ha evidenziato carenze normative nella lotta contro la discriminazione. E una modesta consapevolezza del fenomeno della “disabilità”, generalmente rimosso perché scomodo, perché genera problemi di coscienza, perché preoccupa… Eppure, il 2003 ha rappresentato un sasso nello stagno. Ha dato vita alla speranza che una nuova cultura della “disabilità” si affermi e venga vissuta come questione sociale di prima importanza.
Tommaso
Daniele
con la consorte.
La bandiera
L’Unione Italiana dei Ciechi, in linea con la sua tradizione e la sua storia, afferra questa speranza e la coltiva con amore, con passione, con ostinata determinazione. Dice basta al lamento e alle maledizioni contro il buio e l’insensibilità della società del nostro tempo, annebbiato dal potere e dall’egosimo. Esce allo scoperto, fuori dal chiuso delle proprie sedi sociali, e va in mezzo alla gente. E tiene alta la bandiera della rivendicazione dei Diritti dei ciechi ad essere studenti tra gli studenti, lavoratori tra i lavoratori, cittadini tra i cittadini, uomini e donne tra gli uomini e le donne.
Il Raid
Stavolta siamo andati tra la gente, abbiamo organizzato il Raid Ciclistico in Tandem! Dal 28 maggio al 3 giugno, 34 tandem scortati (non…caricati) dalla Polizia Stradale. aiutati dai Carabinieri, dalla Polizia Urbana, da una rappresentanza dell’Aeronautica, hanno attraversato la Sicilia da Messina a Palermo, passando per Catania, Siracusa, Ragusa, Enna, Caltanissetta, Agrigento e Trapani.

Io c’ero
Io ho l’onore di essere stato il numero Uno di questa allegra brigata che ha lasciato dietro di sé un’immagine festosa e positiva dei ciechi. Ho anche l’orgoglio di aver pedalato alla pari con i più giovani…anche in salita. E’ stato bello faticare, sudare, soffrire, ma sentire il cuore della Sicilia battere per noi. E’ stato utile e prezioso incontrare gli Assessori, i Sindaci, i rappresentanti delle Province e della Regione, e spiegare a tutti che i ciechi non chiedono la luna e tantomeno privilegi. E che chiedono “soltanto” che – come dice la Costituzione – le istituzioni rimuovano gli ostacoli che impediscono ai ciechi di partecipare alla vita di tutti. E utlilissimo è stato l’incontro con i giornalisti della carta stampata e delle emittenti televisive pubbliche e private, e l’opportunità di spiegare a tutti il sogno dei ciechi: vivere “dentro” la società.
In Tandem!
Un tandem, due persone, un unico traguardo: la piena integrazione sociale.
1. Abbiamo rivendicato il diritto dei ragazzi ciechi alle attività motorie, spesso impedite anche dalla iperprotettività dei genitori e dalle paure degli insegnanti curriculari e di sostegno, che preferiscono non assumersi alcuna responsabilità. Col triste risultato che tanti ragazzi ciechi non svolgono educazione fisica, non giocano con i compagni, non praticano attività integrative, e quindi pregiudicano lo sviluppo armonioso della loro personalità.
2. Abbiamo rivendicato il diritto dei ciechi allasegretezza del voto, oggi impedita dalla necessità di portare in cabina un accompagnatore. E abbiamo chiesto quindi la sollecita sperimentazione del voto elettronico, con garanzia che la strumentazione sia accessibile a tutti.
In Europa
E, data la circostanza, ci è sembrato giusto e opportuno invitare i Siciliani a partecipare massicciamente al voto europeo, nella convinzione che la rapida costruzione di un’Europa Politica possa costituire, per i più deboli, e quindi per i disabili, una grande opportunità, una nuova speranza. Ricordando a tutti noi che la civiltà europea affonda le sue radici nel sentimento della solidarietà, nella centralità dell’Uomo e nella sua dignità. Una civiltà che vede in ogni Persona il fine e non un mezzo. Perché: “Nel cuore dell’uomo l’amore è il principio e la fine di tutte le cose”. Leone Tolstoj.